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Idratarsi solo con acqua è sufficiente: ciò che manca nella routine di chi si allena

Cristina Lusettidi Cristina Lusetti· 19/08/2026 13:24
Idratarsi solo con acqua è sufficiente: ciò che manca nella routine di chi si allena

Per sessioni fino a 60 minuti a intensità moderata, l’acqua è sufficiente. In caldo, umidità, alta quota o oltre i 75–90 minuti, serve un piano diverso: sodio e, se lo sforzo si allunga, carboidrati. È qui che si gioca la differenza tra lucidità, prestazione e crampi.

Quando l’acqua basta

Se l’allenamento è breve e non estremo, bere secondo sete copre il fabbisogno. Il corpo regola bene l’assetto idrico finché la perdita di peso per sudore non supera circa il 2% del peso corporeo. In queste condizioni non servono integratori: basta arrivare ben idratati e sorseggiare all’occorrenza.

Contano le abitudini quotidiane: frutta, verdura e piatti ricchi d’acqua aiutano a partire avanti. Linee guida diffuse da istituzioni come l’Istituto Superiore di Sanità ricordano che l’idratazione è un processo continuo, non un gesto dell’ultimo minuto.

Prima di cambiare routine, vale la pena ripassare le idee sbagliate su quando e come bere: evitare schemi rigidi aiuta a non esagerare né a restare indietro.

Quando servono elettroliti e carboidrati

Se sudi molto o ti alleni oltre un’ora in condizioni calde/umide, solo acqua diluisce il sodio nel sangue e può favorire crampi e, nei casi estremi, iponatriemia. In questi scenari entra il sodio: 300–600 mg per ora coprono la maggior parte delle esigenze. Chi perde sale a vista (aloni bianchi su maglia/cappellino) può spingersi più in alto, con prova personalizzata.

Per sforzi oltre 75–90 minuti, inserisci carboidrati: 30–60 g/ora in corsa, bici o sport di resistenza; fino a 90 g/ora se l’impegno supera le due ore e mezza, con miscele glucosio/fruttosio meglio tollerate. Una bevanda al 6–8% di carboidrati è una base pratica, da testare lontano dalle gare.

Sotto ondate di calore, le raccomandazioni di organismi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità insistono su gradualità, pause e sali: il raffrescamento e l’integrazione ragionata contano quanto i chilometri.

Strategie pratiche: prima, durante, dopo

Prima. Arriva all’allenamento già in equilibrio: 5–7 ml/kg di liquidi nelle 3–4 ore precedenti sono un riferimento utile. Se l’urina resta scura, aggiungi 2–3 ml/kg un’ora prima. Inserisci un tocco di sodio nel pasto pre-wo: pane e olive, una zuppa leggera, tofu saltato con verdure. Cucina vegetariana, sì, ma senza paura del sale quando si suda.

Durante. Sorseggia a intervalli regolari, senza esagerare: 400–800 ml/ora a seconda di taglia, clima e ritmo. Nei giorni caldi, usa una borraccia con sodio (300–600 mg/ora). Se l’allenamento supera i 75–90 minuti, prevedi anche carboidrati: bevanda, gel o frutta essiccata testati in anticipo. La parola chiave è tolleranza gastrointestinale.

Dopo. Pesa lo scarto: ogni chilo perso equivale a circa un litro di sudore. Nelle 2–4 ore successive punta a riacquistare il 125–150% di quel volume, includendo sodio per trattenere i liquidi. Idee semplici: patate al forno ben salate con legumi, riso e miso, yogurt vegetale arricchito e frutta. Se ti alleni la sera, considera che alcuni alimenti che disturbano il sonno possono frenare il recupero: scegli leggero, con carboidrati complessi e poco grasso.

Segnali del corpo e misurazioni semplici

Ascolta la sete, ma affianca piccoli check. Urina di colore paglierino chiaro è un buon segnale. Capogiri, pelle fredda e crampi suggeriscono deficit di liquidi o sodio. Gonfiore alle mani, nausea e confusione dopo aver bevuto molta acqua indicano il rischio opposto: eccesso di diluizione.

Test del sudore casalingo: pesati nudo prima e dopo un’ora di allenamento, togliendo i liquidi ingeriti. Il risultato è la tua perdita oraria. È un numero imperfetto, ma funzionale per tarare borracce e sali. Ripeti in estate e in inverno: cambiano i bisogni.

Errori comuni da evitare

Bere “a tappo” solo acqua in gare lunghe. Il sodio non è un nemico: è un alleato quando il sudore scorre. Altro errore: affidarsi solo a integratori di magnesio per i crampi. Senza sodio e carboidrati adeguati, servono a poco.

Bevande molto zuccherate fuori dallo sforzo prolungato. Possono disturbare l’intestino e non servono per allenamenti brevi. Al contrario, paura immotivata della caffeina: in dose moderata, prima di sforzi intensi, può aiutare la percezione della fatica (se già tollerata).

Infine, testare tutto il giorno della gara. L’intestino è un muscolo “educabile”: allena anche la strategia liquidi-sali-carboidrati nelle uscite chiave. È così che una routine essenziale diventa personale, efficace e sostenibile.

Cristina Lusetti
Cristina Lusetti

Cristina ha vissuto per alcuni anni all'estero, dove ha approfondito la cucina vegetariana e la mindfulness come strumenti per affrontare lo stress da lavoro. Oggi scrive di salute mentale e abitudini alimentari consapevoli, ispirandosi alle proprie esperienze multiculturali.